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Il Marchesato di Dolceacqua

Notizie di Isolabona dal manoscritto
"Storia del Marchesato di Dolceacqua" di G. Rossi

IV. - Oltre il beneficio delle acque del torrente Nervia, numerose sorgenti di limpidissime acque sgorgano da vive rocce e tornano di beneficio alimento alle circostanti campagne. Ma domandano una speciale menzione le due fonti di acqua minerale di Pigna ed Isolabona La seconda sorgente d'acqua minerale spiccia a due chilometri circa da Isolabona, in una località appellata Gontè; ed essa pure come sopra analizzata, si trovò contenere zolfo, calce, carbonato di calce e muriato di soda, per cui raccomandata nelle ostruzioni dei visceri e nelle malattie della pelle.

XI. - Lasciata Rocchetta Nervina e ripreso a ritroso il corso del Nervia, si trova l'antica cartiera , che faceva già copioso smercio del suo prodotto, della quale erano proprietari i Doria, e in cui lavorava, nei primi anni del XVI secolo, magister Bartholomeus Villanus, nome che conviene aggiungere ai Murato, ai Nisardo ed ai Monito, ricordati dal Briquet (2). Poco di là discosto, al confluente del Rio Merdanzo col Nervia, sta adagiato in lene pendio il paese di Isolabona, che nel 1287 si era fuso insieme col finitimo comune di Apricale, con cui visse però in continue discordie. Conserva i ruderi dell'antico castello feudale; e la chiesa di Santa Maria Maddalena, che rilevava dalla pievana di Santa Maria di Apricale, veniva eretta in parrocchia nel 1641 dal vescovo Gavotti, cantando del lieto avvenimento in distici latini il poeta laureato triorese Gio. Battista Faraldi. Dell'antico Santuario di Nostra Donna delle Grazie, fregiato di un arabesco genealogico dei re di Giuda, attribuito al pennello di Michel Angelo Cambiaso, parla un'iscrizione, postavi da chi ne fece il restauro. Sono nativi di Isolabona il notaro Lorenzo Borfiga, Luogotenente dell'Uditore del Marchesato, che nel 1686 compilò la pregevolissima Raccolta di documenti, e Gio. Antonio Cane autore di un fascicolo di Memorie dell'antichità del paese nativo. Si trova nel territorio di questo comune la sorgente di acqua solforosa di cui si è parlato al paragrafo IV.

nota: (2) Les papiers des archives de Genes et leurs filigranes (Atti della Società Ligure di Storia, anno 1888). Scrive questo autore, che la filigrana usata dai fabbricanti di carta genovese era il guanto sormontato da una stella, e tale segno di fabbrica portava la carta d'Isolabona, trovandola in carte notarili del XV secolo, rogate a Ventimiglia. Che a questa città facesse recapito il prodotto dell'industria di Val di Nervia, ci viene attestato da una lettera, diretta da Battaglino Orengo di Ventimiglia il 9 dicembre 1509 a Pietro Codebò di Savona: Questi giorni passati per uno mio cuxino di questo loco qui est Secondino Cassanova, mandai bale 22 de papero fino, quale bale sono XII risme per ogniduna che formano 24 bale per vendere in questo loco... trovando bono pretio - Da altra lettera spedita da Nizza nel 1521 diretta ad Antonio Orengo, si dà notizia che è stato pagato l'importo di tre bale di papero.